For you, pur essendo il lavoro di un diciannovenne, lascia già percepire le sue ampie capacità. Lo stile è quello che proprio sul finire degli anni '70 spopola: funk/discomusic. I testi sono già caratterizzati da quelli che saranno gli argomenti più esplorati dal Genietto in questa parte di vita artistica: sesso e amore.

L'album si apre con una breve introduzione, For you, usata a far comprendere agli ascoltatori che il cantato in falsetto sarà ampiamente protagonista dell'opera. Il primo brano è il sottovalutato (forse anche dallo stesso Prince) In love; un ottimo giro di basso, tastiere in primo piano, sonorità discomusic. Il testo racconta di un amore, non corrisposto, che sfugge (In love "Ma è così difficile beccarti dato che non ti fai mai vedere in giro"). Soft and wet è il primo singolo e una delle tracce che osano di più, il riferimento sessuale è esplicito (Soft and wet "Hey amore, ho una canna da zucchero che voglio perdere dentro te"; "Morbida e bagnata. Lo sai sei morbida e bagnata"). Crazy you un ottimo tramezzo! Just as long as we're together conquista da subito; l'orecchiabilità dell'armonia e la semplicità del testo, una dichiarazione d'amore, sono la fortuna di questo secondo singolo. Baby, è l'archetipo della Prince-ballad, contiene già tutti gli elementi base di brani come Shhh, The most beautiful girl in the World (da The gold experience, 1995) e molti altri... In più questa canzone introduce uno stile che diventerà, nel tempo molto caro all'artista: il gioco di parole che lo porterà a un modo tutto suo di utilizzare la scrittura inglese, alla ricerca di una semplificazione simbolica... My love is forever, forse la meno apprezzabile track dell'album, nella sua semplicità si lascia ascoltare... So blue è una delle pochissime opere tristi che Prince abbia scritto. In una continua lamentela quasi nauseante (So blue "Passare le notti da solo a parlare con me stesso. Sono così triste").
Il finale con I'm yours si riprende con una nota di "bon sense", leggerezza e freschezza.

For you potrebbe essere considerato un album minore, nel complesso sufficiente sotto tutti i punti di vista; ma in realtà diventa un ottimo lavoro se si pensa: all'età del Nostro, che è un album d'esordio e, soprattutto, un "one man album" a tutto tondo: autore, arrangiatore, produttore e esecutore di tutti i brani!

OUTTAKES:
Leaving For New York; Down A Long Lonely Road; We Can Work It Out; Make It Through The Storm; Wouldn't You Love To Love Me?; Donna; I Miss You.
dal bootleg THE WORK VOLUME 1 (Thunderball)

For you
1978

brani migliori
In love
Just as long as we're together

I'm yours
Lodger


Sign O The Times è un album chiave della discografia di Prince per svariati motivi. Innanzitutto è un progetto che rivela tutta l'ambizione del nostro principe: un doppio album che doveva essere un triplo o forse di più se non ci fosse stato lo stop della Warner bros. Un album che, oltre ad aver dato il via alle ben note controversie contrattuali, ha avuto tanti "fratellini", legali o meno, come il misterioso Black album (pubblicato ufficialmente anni dopo), Camille ed il triplo Crystal ball.
Era il 1987 e Prince aveva avuto il primo attacco di "incontinenza musicale" (tutta a nostro favore): non si limitò a Sign O the times, ma si dedicò alla produzione di ben 4 album per artisti della sue cerchia, spaziando dal puro pop di Jill Jones & Sheila E (Mia bocca per la Jones fu un successo mondiale, purtroppo l'unico) fino al jazz dei Madhouse capeggiati da Eric Leeds (i quali pubblicarono ben 2 album nello stesso anno!).

Sign O the times è, a mio avviso, l'album più variegato ed eterogeneo di Prince sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi, sempre all'insegna di Dio, amore & sesso, non snobbando però stavolta anche l'attualità.
E' proprio con l'attualità, con una denuncia della stupidità del mondo, che si apre l'album con la title track: una sorta di telegiornale (si tocca la guerra, l'aids, calamità naturali) accompagnato da un ritmo compulsato ed economico. Onore al video, considerato allora all'avanguardia: niente immagini, solo le scritte del testo della canzone che si susseguono al ritmo della musica.
Dalla denuncia sociale i temi (ed anche le musiche) si spostano verso la voglia di divertimento e l'allegria: Play in the sunshine guarda al rock 'n' roll degli anni '60 mentre Housequake è un vero monumento al funk di James Brown (piccola curiosità: Housequake fu in seguito campionata da Boy Gorge in No Close 28 del 1988). Di questa canzone, onestamente, preferisco le versioni live offerte nel tour dell'album ed in quello di Love sexy, dell'anno seguente, rese più potenti dalla batteria della grande Sheila E.
Ci si calma solo per un po' con The ballad of Dorothy Parker (ispirata da Joni Mitchell) perché il lato B del primo disco forse supera il lato A: il sesso è in prima linea coi ritmi compulsavi di It e Hot thing mentre Starfish and coffee è un gioiellino pop (in collaborazione con Wendy & Lisa) da canticchiare sotto la doccia. Slow love è il primo lento dell'album, in cui Prince diventa un crooner... ovviamente a modo suo! Forever in my love è una vera e propria dichiarazione d'amore su una semplice base ritmica (solo cassa e basso, la chitarra compare solo negli ultimi secondi) e con cori in tempi sfalsati che creano un effetto particolarissimo.
Il primo lato del secondo disco si apre con la famosa U got the look cantata in coppia con Sheena Easton, non nuova in collaborazioni con sua Maestà (da antologia la sfrenata suite di 10 minuti di La, La, La, He, He, Hee sul lato B del singolo di Sign O the times). In If I was your girlfriend (ricantata anni dopo anche dalle TLC), Prince gioca con ipotesi sessuali... desidererebbe esse la migliore amica della sua "lei" per poterla vestire... Stupenda!
Strange relationship, ricorda un pochino il periodo flower-power alla Raspberry beret (da Around the world in a day) mentre la grande I could never take the place of your man riprende il pop orecchiabile degli anni '60.
The cross è una canzone/preghiera: prima eseguita solo con chitarra acustica e poi ripresa con chitarra elettrica & batteria. It's gonna be a beautiful night è il pezzo che onestamente preferisco. Eseguita live a Parigi, in compagnia di tutta la corte al completo (The revolution, Sheila E, Atlanta Bliss, Eric Leeds, Jill Jones, Susannah Melvoin) è una sfrenata danza con cori presi da film Il mago di Oz ed un rap mozzafiato di Sheila E.
Chiude l'album la dolcissima Adore, secondo ed ultimo lento dell'album, questa volta in falsetto.

Questo è l'album che, per il momento, contava più collaborazioni e la qualità ne va a guadagnare. Da encomiare, inoltre, l'utilizzo del sax di Eric Leeds e della tromba Atlanta Bliss che, nelle tournee dell'87 e dell'88, contribuirono alla rielaborazione dei classici del repertorio di Prince, rafforzando i riff di tastiera di Doctor Fink.
Misteriosa e conturbante la presenza nell'album di tale Camille, un alter-ego di Prince che diventa una vera e propria presenza "diversa" grazie alla voce modificata. Camille ebbe anche un suo album, mai pubblicato, e ricomparirà in Scarlett pussy, presente sul lato B di I wish U heaven, con la voce, probabilmente, di Cat o Sheila E.

Sign O the time
1987

brani migliori
U got the look
If I was your girlfriend
It's gonna be a beautiful night
Chibimario


Black album (in contrapposizione col White album dei Beatles) vede la luce sul mercato discografico solo nel 1994, anche se interamente registrato nel 1987. Venne annullato in quanto lo stesso artista lo definì troppo brutto per autorizzarne la pubblicazione. In realtà qualche migliaia di copie, della prima stampa, vennero trafugate e giunsero sul mercato dei collezionisti.
Registrato durante le sessioni di lavorazione di Sign O the time, doveva essere un regalo per Sheila E, e infatti il Nostro si presentò alla festa di compleanno della suddetta con questo master. I discografici della Warner presenti, lo giudicarono buono e meritevole di commercializzazione. Ma all'ultimo minuto giunse il no di Prince e tutto andò in fumo. Da questa lunga peripezia, qui riassunta solo brevemente, nascono leggende che descrivono Black album come il migliore album di Prince! Si un ottimo lavoro, ma un po' troppo sarebbe definirlo il migliore.
Black album contiene in se due anime distinte ed è proprio da queste che nasceranno poi Lovesexy e Batman: una funk melodica e l'altra funk-hard rock. Importanti sono anche l'uso di fiati e le influenze jazz.

Le grind è un ottima apertura e come la seguente Cindy C. (che ha come protagonista la allora compagna del Nostro: Cindy Crawford) il testo, non spregevole, è scritto nel modo più "Sonoro" possibile, per non scontrarsi con strumentazione nuova e originale, che nulla ha a che fare con quello fatto sin a questo momento.
Dead on it sperimentale come Bob George lancia un acida frecciata a rap e house (Dead on it "Vedi, il problema dei rapper di solito nasce dal fatto che sono completamente stonati. Piantala con l'house e prova a cantare...").
When 2r in love, troppo bella per andar persa, verrà poi inserita in Lovesexy senza nessun cambiamento (vi rimandiamo alla scheda di tal album...). Nel Black album però risulta un po' fuori posto se paragonata al perfetto incastro in Lovesexy. Bob George ad un primo ascolto potrebbe sembrare un ennesima performance di Camille, in realtà non è così. Il protagonista è un nuovo alterego del Genio di Minneapolis, si tratta di un maniaco omicida che minaccia la propria compagna accusandola di tradirlo con un "artista" che canta in falsetto... (Bob George "Quel bastardo pelle e ossa con la voce in falsetto?") di nome Bob George. Questo brano è il capolavoro dell'album; non solo per una ritmica assillante e dura che col passare dei secondi entra in corpo all'ascoltatore (si noti il punto in cui il suono del campanello della porta e la sirena della polizia diventano la ritmica!), ma anche per la voce contraffatta nel Nostro, proprio a conferirgli quella maniacalità del personaggio qui protagonista...
Superfunkycalifragisexy
con una pronuncia aspirata e guarnita di respiri diventa sensualità assoluta.
2 negri uniti a West Compton una jam session tra jazz e funk.
In Rockhard in a funky place abbiamo si a che fare con Camille. Nata nell'introduzione di 1999, cresciuta in Sign O the time; vedrà la maturità nel seguente omonimo Ep, che raccoglie i brani di questo strano personaggio princiano (un grasso asessuato travestito che lavora in Alphabet St.).

In conclusione Black album è quasi un gioco per Prince. Un gioco molto ben riuscito. I testi espliciti e disimpegnati lasciano sfogo a basi trasudanti la nascita in jam session, la spontaneità è certa (forse mai più così presente in nessun lavoro del Nostro...) e anche la velocità di incisione... Il giusto preludio a Lovesexy.

OUTTAKES:
All My Dreams; Witness 4 The Prosecution.
dal bootleg THE WORK VOLUME 2 (Thunderball)


Black album
1987/1994

brani migliori
Le grind
Cindy C.
Bob George
Lodger


Con Lovesexy, Prince costruisce un nuovo genere musicale. Se nei precedenti lavori, il Nostro giocava, e molto bene, amalgamando diversi generi musicali col funk; questo lavoro è il primo targato Prince e basta!
La novità è assoluta. Fatta si di funk ma in una nuova concezione. L'organizzazione dell'album si avvicina a quella di un'opera classica. I brani tutti in sequenza e in un'unica traccia, sottolineano ulteriormente il desiderio di concept album, da ascoltare da cima a fondo in un'unica sessione.
I testi affrontano i 3 argomenti da sempre più cari al Genietto: l'Amore, Dio e il sesso. Proprio il titolo Lovesexy, lo mette subito in chiaro.

L'apertura è affidata a I no, brano incoraggiante: rinuncia alle tentazioni nell'affermazione del tuo Io per l'amore per Dio (I no "Se vuoi una droga diversa dal Dio dei cieli. Se hai bisogno di un bicchiere ogni santo giorno. Caccia via quel diavolo!"). Alphabet St. singolo lancio dell'album è il più giocoso di tutti i brani, invita alla revisione delle proprie scelte (Alphabet St. "Mettete insieme le lettere giuste e date un altro senso alla vostra giornata"), il tutto nascosto tra le righe di una notte in Alphabet St., strada di prostitute dove il Nostro carica la prima incontrata chiedendole di lasciarsi osservare mentre si masturba (Alphabet St. "Insomma, se non ti spiace vorrei... guardare... posso?"), emblema del voyeurismo contemporaneo che abbandona il contatto per la fantasia.
Anna Stesia è un capolavoro! I violini e il piano che introducono il brano, incantano! Inizialmente sembra una canzone d'amore ma poi si scopre che Dio ne è ancora il protagonista, e la preghiera che Prince gli rivolge: è toccante...
In Dance on, idee anti guerrafondaie... Poi giunge l'amore (Lovesexy), le sensazioni, il cambiamento della visione e la necessità di comunicarla al Mondo (Lovesexy "E io devo dirlo al Mondo non osso tenermelo dentro. Tutto nella vita diventa più facile, nessun problema resta irrisolto..."). La storia continua, si fa conoscenza, le emozioni l'unione (When 2 R in love "Quando 2 si amano - si sussurrano segreti che solo loro 2 possono sentire"). Il bene per l'altro che diventa più importante di se stessi (I wish U heaven "Ti ringrazierò per ogni tuo bacio. Ti auguro il paradiso, ti auguro l'amore"), con il timore che tutto cessi... Il finale è ottimista, e Positivity è l'altra punta di diamante dell'album, con cori leggermente soul prefetti... che inneggiano alla positività, mentre il Nostro inneggia al credere nel prossimo perchè prima o poi la ricompensa sarà per tutti.

Lovesexy è il meglio che Prince abbia fatto a tutt'oggi. E' sorprendente come, pur avendo capito di certo cosa quest'album ha rappresentato per lui e la sua evoluzione, non sia mai più tornato su questo genere, ma da subito abbia preso altra strade... Ma questo è Prince.

OUTTAKES:
Baby Go-Go; Fuschia Light; God Is Alive; We Got The Power; If I Had A; Harem I; If I Had A Harmen II; If I Love U Tonite; Girl Power.
dal bootleg THE WORK VOLUME 2 (Thunderball)

Lovesexy
1988

brani migliori
Anna Stesia
Dance on
Positivity

Lodger


Rinvigorito dal successo della soundtrack di Batman, Prince nel 1990 torna con un nuovo doppio album (a quel tempo era il terzo della sua discografia) che fa da colonna sonora al nuovo film da lui diretto ed interpretato. Se il film è un ideale seguito di Purple rain (decisamente inferiore), Graffiti bridge si propone come una sorta di opera omnia in cui il genio ripesca le varie fasi musicali affrontate fino ad allora. E' tra l'altro l'album (forse più di Sign O the times) più corale della sua carriera, in cui possiamo trovare collaborazioni e duetti con i redivivi Time (nella formazione originale), Gorge Clinton, Mavis Staples, Elisa Fiorillo, Tevin Campbell, Levi Seacer, Sheila E. e Boni Boyer nonché la nuova formazione New Power Generation in cui milita la grande Rosie Gaines. Mancano all'appello solo Ingrid Chavez e Jill Jones, presenti invece nel film.
Insomma, un disco che allora fu presentato come un piatto molto appetibile. In realtà le cose non sono andate proprio così.
Ci sembra di ritornare ai tempi di Purple rain ascoltando Can't stop this feeling I got che richiama palesemente Let's go crazy (da Purple rain). Ci viene da pensare ad Around the World in a day con Elephants & flowers oppure torniamo ancora più indietro a Controversy con Joy in ripetition. Thieves in the temple invece può sembrare un ipotetico B-side di Glam slam (da Lovesexy).
Oltere alle citazioni musicali, ci sono dei veri e propri ripescaggi di outtakes opportunamente rivisti e modificati: Tick, tick, bang risale ai tempi di Dirty mind; We can funk e Can't stop this feeling I got a Parade (o per meglio dire al mai edito Dream factory). Ma chiariamoci, gli album citati erano decisamente un'altra cosa rispetto a queste nuove canzoni.

Il problema di quest'album è che per la prima volta Prince non sembra avere un'idea chiara di quale direzione musicale prendere. Da sempre riconosciuta la sua ecletticità musicale, stavolta fa un po' acqua: si pesca nel pop semplice con Shake o The latest fashion, nello pseudo rap con Release it, nel gospel mistico con Graffiti bridge o nel soul con Melody cool.
Il fatto è che c'è un certo sentore di incompiuto.
Le perle (e diamanti) però ci sono... L'ascolto della scura The question of U oppure della dolcissima Still would stand all time (che già da qualche tempo la si poteva assaggiare nel bootleg Small club) ripaga appieno questo senso di incompiutezza.
Ascoltando due album prodotti da Prince quasi contemporaneamente a Graffiti bridge: Time waits for no one di Mavis Staples (1989) e Pandemonium dei Time (1990) [vedi sezione "discografia > produzioni"], sembra che che le cose migliori siano state cedute ai suddetti artisti a sfavore del suo di album. Provate a paragonare Jaguar, Interesting o Time waits for no one della Staples e paragonatele con Melody cool e poi mi dite... Altrettante fate con i Times: ascoltate Pandemonium, Jerk out o Chocolate e mettetele a confronto con le tracce presenti in Graffiti bridge...
Insomma... non ne sono rimasto soddisfato...
Una crisi temporanea? Probabile... Gett off, Cream e Diamonds & pearls (da Diamonds & pearls) erano dietro l'angolo.

OUTTAKES:
Number One; Soul Psychodelicide; The Grand Progression; Your Love Is So Hard; Play; Oobey Doop; My Tree; A Positive Place.
dal bootleg THE WORK VOLUME 3 (Thunderball)

Graffiti bridge
1990

brani migliori
The question of U
We can funk
Still would stand all time
Chibimario


Dopo la parentesi poco felice (sia musicalmente che cinematografica) di Graffiti bridge, a distanza di poco più di un anno Prince torna con un lavoro che lascia spiazzati per quanto la sua verve sia ancora brillante, tanto da far dimenticare i segni di offuscamento del precedente album.
In Diamonds and pearls, riprende (e aggiorna) le sonorità dance di Lovesexy, quelle elettroniche di Batman ed infine il sapori vagamente retrò di Parade.
Se in Graffiti bridge c'erano citazioni alquanto pedisseque dei precedenti album (che li facevano rimpiangere), in Diamonds and pearls queste citazioni sono uno sguardo allegro verso il passato senza malinconie volte verso la costante evoluzione di quel sound "alla Prince".

Si comincia con la dance di Thunder e Daddy pop (con la partecipazione di Elisa Fiorillo) con venature house: 11 minuti di pura energia (che non ha nulla da invidiare ad Housequake (da Sign O the time)) con uso spropositato di organi, sitar indiani, voci modificate.
Ma la prima vera perla dell'album è proprio la title-track: un bellissimo lento che sfrutta al massimo le grandi potenzialità vocali di Rosie Gaines. Alla prima perla ne segue immediatamente un'altra: Cream, dal sound essenziale e danzereccio che ricorda, per la struttura scarna, il più grande hit di Prince: Kiss (da Parade).
Il ritmo si rallenta di nuovo con lo swing di Strollin' mentre Willing and able (solo chitarra & percussioni) sembra tratta da una delle lunghissime jam-sessions sul palco in cui il falsetto di Prince si intreccia perfettamente con la voce di Rosie Gaines.
Se pensate che Dirty mind (da Dirty mind), Head (da Dirty mind), Do me baby (da Controversy) o Automatic (da 1999) osassero troppo nella tematica sessuale, allora non avete ancora ascoltato Gett off. Aldilà della tematica della canzone, è stupendo constatare come le ritimiche usate rendano l'idea orgiastica della canzone. Idea tra l'altro alquanto resa bene nel video e nella performance agli MTV awards.
Walk don't walk è una canzoncina orecchiabile dai sapori psichedelici tanto cari al periodo flower-power di Around the World in a day.
Jughead e Push riprendo il clima dancereccio delle prime due tracce, sfruttando ancora di più le potenzialità della New power generation grazie al rap di Tony M e al vocione di Rosie Gaines.
Volete un altro bel lento? Anzi due? Beh... Money don't matter 2 night e Insatiable fanno al caso vostro. Mentre la prima trova la sua chiave vincente nell'essere un piccolo gioiellino pop (quindi orecchiabile), la seconda ci fa rivivere (senza rimpiangere) le emozioni di Adore (da Sign O the time).
A chiudere l'album, Live 4 love, che col suo ibrido pop-funk, sembra l'unico anello di congiunzione con Graffiti bridge nonché il momento meno convincente di Diamonds and pearls.
Riguardo quest'album ci sono un paio di cose da notare: innanzitutto il lato estetico, con perle e diamanti Prince si dà un tocco glamour-patinato di cui avevamo avuto un assaggio con Parade; poi col video di Cream, con un velato riferimento al video-icona degli anni '80 di Robert Palmer Addicted to love; geniale in fine la copertina con l'ologramma!
Un'altra considerazione riguarda il singolo di Gett off: il singolo è un ep: composto, oltre che dai remixes house di Steve Silk Hurley, dalle tracce Gangster glam, Violet the organ grinder e Clockin' the jizz. Queste non sono delle vere e proprie B-sides bensì la stessa Gett off declinata musicalmente in tutte le maniere possibili: diverse ritmiche, diversi testi, ma tutte con un unico filo che riconduce alla traccia principale. Un'idea insomma non nuova, basta pensare ad Escapade (B-side di Glam slam) o 200 balloons (B-side di Batdance), ma che verrà ripresa più volte ad esempio con The most beautiful girl in the World o la riedizione di 1999.

Il 1991 fu un periodo prolifico per Prince anche sul versante related artists: da una parte si cimenta nel jazz con l'album del saxista Eric Leeds Times squared; dall'altra si dedica al puro pop producendo 4 tracce per l'album di Martika Martika's kitchen (fu un grande successo, nonché meritato, Love... thy will be done) e U per Paula Abdul, pezzo risalente al 1978 ovviamente attualizzato (anche se non è da sdegnare la versione originale presente nel bootleg THE WORKS VOLUME 1
(Thunderball)).

OUTTAKES:
Good Man; Mind Bells; Bliss; The Flow; Something Funky (This House Comes); Schoolyard; Open Book; Player.
dal bootleg THE WORK VOLUME 3 (Thunderball)

Diamonds and pearls
1991

brani migliori
Cream
Gett off
Money don't matter 2 night
Chibimario


Il 1992 è l'anno dell'album dal nome impronunciabile: un segno, un incrocio tra i simboli del sesso femminile e quello maschile. Un simbolo che diverrà presto il nuovo nome del principe. Un album che verrà chiamato (per facilitare le cose) Love symbol. E' anche l'anno del ritorno al porpora dopo il rosa pesca di Sign O the times, il nero di Batman, il dorato di Diamonds and pearls. Una copertina che tra scritte arabeggianti, piramidi e paesaggi post-moderni alla Metropolis, promette una vena mistico-esoterica non del tutto nuova nella discografia di princeiana. Musicalmente Love symbol rivela una smoderata ambizione (non meno della copertina) che in gran parte viene appagata: un viaggio che a zig zag tra dance dalla ritmica sfrenata (My name is Prince, The max, The flow, I wanna melt with U), il reggae (Blue light) e incursioni (non nuove) nel funk senza ricorso all'elettronica (Sexy M.F., Love 2 the 90's, Arrogance). Il genere "ballad-tutto-pop" di Diamonds and pearls lo ritroviamo in The morning papers e And God created woman (e si rifarà vivo con Gold e The most beautiful girl in the World (da The gold experience)). Il puro Prince, quello di lenti come Adore (da Sign O the time), International lover (da 1999) e Do me baby (da Controversy) lo si ritrova in Sweet baby e in (forse la traccia più bella del cd) Damn U con un giro d'archi di Clare Fischer degno di nomination all'Oscar. Spiazzanti invece le ultime due tracce: 3 chains o' gold e The sacrifice Of Victor. La prima sembra avere come riferimento costante Bohemien rhapsody dei Queen, mentre la seconda apre la strada al funk piatto che contraddistinguerà le future produzioni dell'artista.
Il pezzo invece più enigmatico, affascinante e misterioso dell'album è 7 con un ritornello che ricorda i tempi di Around the World in a day su una base orientaleggiante con tanto di campanellini e sitar.

Love symbol è l'ultimo lavoro di Prince col suo nome di sempre, a causa delle note battaglie con la Warner bros, e sarà anche l'ultimo successo effettivamente commerciale, da prime posizioni in classifica. Sarà anche l'ultimo album (ricordo che questa è un'opinione personale) che spiazzerà effettivamente chi conosce ed ha amato l'artista: un album (come tutti i precedenti, del resto) in cui un vecchio Prince ed un nuovo Prince confluiscono nella solita perfetta miscela che ha avuto sempre il dovuto successo. Con Love symbol Prince comincia anche ad auto citarsi ed auto campionarsi: My name is Prince contiene un campionamento di I wanna be your lover (da Prince) mentre The continental (in realtà costituita da due canzoni: The continental e Tell me how U want to B done che verrà poi inclusa in Crystal ball) ha un chiaro punto di riferimento in Lovesexy con tanto di parlato femminile... stavolta però non c'è Cat ma Carmen Electra. Uno sguardo ai New power generation, presenti anche in quest'album: manca all'appello (fortunatamente per poco tempo) Rosie Gaines mentre come new entry c'è la ballerina di origini spagnole Mayte. Mayte è una presenza a dir poco inquietante, di yokoneska memoria: futura moglie di Prince, ricorda nelle sue mansioni quelle di Cat, ovvero ballerina sussurrante. Ma sta di fatto che Mayte è meno simpatica di Cat e ricordando le altre pupe del boss, è più spocchiosa di una Sheena Easton, meno dotata vocalmente di Vanity o Apollonia (ed è dire), altrettante meno dotata musicalmente di una Sheila E o di Wendy & Lisa. Ma almeno balla bene...

Il 1992 vede Prince in veste di autore e produttore del primo, ed unico, album omonimo della futura bagnina di Baywatch: Carmen Electra, ancora agli esordi ed ancora non siliconata... Un discreto album (in collaborazione con i New power generation e Monie Love) a base di dance e funk dove la traccia più curiosa è All that, canzone sussurrata e ansimata sulla base di Adore (da Sign O the time). Parecchi invece sono i brani donati, scritti e/o prodotti per altri artisti: degni di nota sono With this tear per Celine Dion e Sex (originariamente B-Side di Scandalous (da Batman)) per Lois Lane. Da ricordare inoltre In a word or 2 e Born to B.R.E.E.D. per Monie Love e Superhero per i redivivi Earth wind & fire.

OUTTAKES:
_.
dal bootleg THE WORK VOLUME _ (Thunderball)


O(+>
1992

brani migliori
Sweet baby
The continental
Damn U
Chibimario


Ricordo che qualche tempo fa una delle mie "bestie nere" per eccellenza era fare la cassettina per walkman di Prince. Massimo tempo: 90 minuti. 90 minuti tutti sudati e sofferti perché sempre dibattuto fra l'inserire soltanto i singoli ufficiali o le tracce preferite. In entrambi i casi il risultato era impossibile: troppo poco tempo. Quale migliore prerogativa allora se non aspettare un best ufficiale? Ed effettivamente nel 1993 era anche giunto il momento di un best di Prince dopo ben 15 anni di discografia ed in odore di un futuro, non remoto, divorzio con la Warner bros. Chi ha composto la scaletta (non indicato nei credits ma credo che molto probabilmente sia stato lo stesso Prince, visto che ha curato personalmente gli edit delle tracce) deve aver trovato non poche difficoltà, come me (umile mortale), nello scegliere le tracce. Certo, ci sono le straconosciutissime Purple rain, 1999, When doves cry, Sign O the times, Kiss. Ma con un occhio attento vediamo che ci sono parecchie dimenticanze ed eccezioni. Innanzitutto non è una compilation di tutti i singoli: ne mancano parecchi (Let's pretend we're married, Do it all night, Sexy dancer, Sexuality, Mountains, Glam slam, I wish U heaven per fare qualche titolo... per non parlare della totale assenza dei singoli tratti da Batman) mentre sono state aggiunte parecchie tracce che non hanno mai visto un edizione su 45 giri: I feel for you (forse per ricordare che la straconosciuta cover di Chaka Khan era in origine di Prince), Adore, When you were mine, Head. Probabilmente l'inserimento di questi ultimi 3 brani è dovuto al particolare amore di Prince, visto che li proponeva in tutti i concerti ma, secondo quest'ottica, non meritava un posto d'onore anche Housequake?
Ad ogni modo, The hits è una bella compilation che, seppur non del tutto esauriente, cerca di concentrare tutto il mondo di Prince. Come ho già scritto, impresa impossibile... Ma almeno in parte riuscita.

Di rigore ci sono anche 4 inediti, anzi 3 visto che Nothing compares 2 U, brano scritto per The family e rimasto sconosciuto fino alla cover di Sinead O' Condor, è una riedizione più che dovuta eseguita live con la potente voce di Rosie Gaines. Gli altri inediti: la sensualissima Pink cahsmere (che ricorda un po' i tempi di Sign O the times), la roccheggiante Peach (probabilmente risalente a Diamonds and parls) e la funky-rap Pope (ai cori Mayte). 3 Brani che però non aggiungono molto alla discografia, probabilmente provenienti dall'immenso archivio segreto

Uscito sia in singoli distinti (The hits Vol. 1 e The hits Vol.2) che in cofanetto, in quest'ultima versione The hits ha una piccola delizia: un terzo cd composto da quasi tutti il lati B dei singoli (mancano Love or $, Alexa de Paris, Sex, ad esempio...) più una nuova versione di 4 the tears in your eyes (inciso originariamente nel 1985 per Usa for Africa) e l'inedito Power fantastic inciso coi Revolution. Di diritto vanno citati pezzi come Erotic city (cantato in coppia con Sheila E), 17 days, I love U in me e She's always in my hair: brani che, anche se riproposti più volte dal vivo, non fanno perdonare la collocazione secondaria di lati B.

Anche se necessario per motivi di lunghezza totale dei cd, risulta molto stridente il taglio fatto a tanti brani originariamente di 5 e passa minuti e ridotti ad una media di 3 minuti e mezzo. Vere violenze sono state fatte infatti a Controversy, 1999, I could never take the place of your man, Dirty mind per fare qualche nome. Unica eccezione: Purple rain.

The hits tuttavia rimane una buona compilation, ideale per chi vuole inziarsi (ed innamorarsi) alla musica di Prince. Ottimo il booklet interno con un lungo incensamento di Alan Leeds, con tutte le credits dei brani dove vengono citati tutti, ma proprio tutti, i personaggi della "royal court" che hanno collaborato con Prince... fra i tanti: Revolution, Jill Jones, Cat, Sheila E, Eric Leeds, Sheena Easton.

The hits /
The B-Side

1993
Chibimario


Come è il primo album di 3 (ma si dice che in realtà siano 6...) che Prince fornisce alla Warner Bros per adempiere agli accordi contrattuali stipulati. Questo rappresenta la scissione del Nostro nella due "anime" che lo accompagneranno per questa parte di carriera: Prince e O(+>. E' già edito The beautiful experience, a nome O(+> e con questo album (accompagnato dalla dichiarazione che da ora il Nostro darà alla Warner Bros solo materiale proveniente dagli archivi...) Prince celebra la propria morte (quella artistica), da qui il sottotitolo 1958-1993. Il seguente The gold experience uscirà, si con la Warner Bros, ma a nome O(+> e poi gli altri due album, rispettivamente nel 1996 e 1999, forniti da subito però all'etichetta: Chaos & disorder e The vault... Old friends 4 sale; saranno editi di nuovo a nome Prince.

Come si basa su uno stile electro-funk, con ritmiche scarne, la quasi assenza di chitarre (tranne in Loose!) e l'asettico groove R&B, ricordano un po' Parade (anche se quello era tutt'altra "arte"!).
L'apertura è affidata al brano omonimo, un lungo esempio di R&B con cori soul e sul finale un assolo di sax. Il testo è concentrato sui soliti riferimenti sessuali... e i cori sussurrati ne enfatizzano le parole. La seguente Space (secondo singolo), è un buona canzone da classifica, infatti riscuoterà un discreto successo anche in radio, orecchiabile con un ritornello tormentone. Il testo è simpatico ma superficiale, la scusa di un viaggio nello spazio per stare più vicino a lei...
Pheromone è uno dei brani più interessati del disco: l'introduzione parlata del Nostro, esplode in un potente giro di basso-batteria a cui il cantato in falsetto fa da contrapposizione riuscitissima. Il tutto va in crescendo sino al raggiungimento del ritornello. Il brano racconta in modo riuscito, della sudditanza del Nostro (Pheromone "Lui implora amore, mentre lei è sempre più disgustata. Ed io sto bruciando, perché non l'ho mai vista nuda prima"; "Quando vedo il tuo corpo nudo che suda. Veramente non voglio impazzire ma sono indifeso come un cucciolo"). Loose! È il brano musicalmente migliore dell'intero lavoro. Finalmente arriva anche la chitarra e l'incazzatura! La ritmica è veloce e il testo urlato, l'energia che ne esce è forte e coinvolgente, nella piena capacità di trasmettere rabbia! La rabbia di chi è cresciuto nel quartiere sbagliato e non sa come uscirne (Loose! "Gang che sparano e che parlano lo slang e le pietre. Non ti faranno guadagnare niente eccetto un poliziotto incazzato. Prima di tutto istruisciti e poi compra un paio di scarpe. Mettiti davanti e scuoti il tuo cazzo di fallo").
Papa è il testo migliore. Finalmente il nostro si lascia andare ad un introspezione rara sin ora. La violenza verso minori è un argomento che il Genietto ha già toccato in The sacrifice of Victor (da O(+>), ma qui è molto più biografica e il racconto in prima persona rende ancora più toccante il tutto (Papa "Fu un giorno di settembre in cui papà aveva lavorato troppo. Prima di tutto crocefisse tutti i denti di leone nel giardino. Dopodiché urlò due volte contro il bambino perché aveva lanciato le pietre contro le macchine che passavano. Il bambino non ascoltò, così come un capolavoro inestimabile. Fu tirato dal padre che poi aprì la porta dello sgabuzzino. E spinse il bambino di 4 anni sul pavimento. Il bambino urlò "Mi dispiace, non lo farò più. Il padre disse "Si, lo so, ecco perché lo faccio" Smack!). In Race il basso ancora si insinua nella mente dell'ascoltatore... Il contesto è quello anti guerra che il Nostro affronta spesso. Dark una delle classiche ballad, un brano minore anche se con dei buoni fiati a sostenerlo (forse un outtake da Diamonds and pearls o O(+> vista la somiglianza con brani come Money don't matter 2 night e And god created woman). Solo scritta a due mani con tale D. H. Hwang (?) vorrebbe essere un momento toccante, in realtà ne esce un riempitivo...
Letitgo
(primo singolo edito più o meno in contemporanea a Lovesign) chiude bene l'album, come Space è un brano molto radiofonico e centra il bersaglio con un massiccio passaggio che da molto non succedeva per un singolo princeiano. L'ultima traccia è Orgasm, non è una canzone ma un intramezzo... Frasi e respiri durante un rapporto sessuale conditi da chitarra storpiata e suoni d'onde oceaniche infrante (che hanno accompagnato diverse introduzioni ai precedenti brani).

Come, viene solitamente considerato un album minore di Prince, nonostante fosse un obbligo quello che ne esce è un lavoro a se stante, non avvicinabile a niente altro prodotto sin ora, un ennesima direzione intrapresa da Roger e poi abbandonata... Ma non per questo da sottovalutare...

Come
1994

brani migliori

Pheromone
Loose!
Papa
Lodger


Chaos and disorder non doveva essere una album, come ben evidenziato nei crediti del CD; ma nonostante questo l'omogeneità che ne risulta è ottima. Il rock è l'elemento base, non mancano però un paio di brani più elettronici: I rock, therefore I am e Dig U better dead, un simpatico pop Dinner with Delores, tra l'altro unico singolo dell'album... e due brani un po' più sperimentali: I will e Had U.

Se musicalmente l'album è un insieme ben riuscito, i testi non seguono un filo conduttore ma spaziano su più fronti: dalle critiche sociali di Chaos and disorder (Chaos and disorder "Caos e disordine regnano nel mio Mondo oggi") alla ragazza bulimica, poi diventata lesbica nel video, di Dinner with Delores a cui il nostro dice: no. Dai riferimenti anti-razzisti di The same december (The same december "C'era una volta un globo con una linea dritta nel mezzo, un lato era nero e l'altro bianco. Ed entrambi capivano così poco"), al pentimento per gli errori sempre riparabili sino alla morte di Right the wrong (Right the wrong "Preferisci morire sapendo di averlo fatto o continuare a vivere nella vergogna?").
L'amore per Dio non manca in Into the light e I will (Into the light "Ed in una luce troppo vivida per poterla guardare, c'è verità più lucente dell'oro"); e nemmeno i riferimenti sessuali tanto cari a Prince in gioventù, e mai abbandonati in I like it there (I like it there "Voglio essere intorno ai tuoi fianchi, sul tuo corpo paradisiaco giuro. Mi piace li") e Zannalee. Un paio di brani più egocentrici: I rock, therefore I am, in cui il Nostro sottolinea il momento di conflitto con il music business e la voglia di indipendenza; e Dig U better dead, forse il brano più introspettivo (Dig U better dead "Nella vita ci sono monti e valli"). Il tutto si chiude con l'interessante Had U, uno dei pochi excursus del repertorio princeiano, che sperimenta un modo diverso di scrivere... I testi del Nostro sono sempre dei veri e propri racconti, pieni di personaggi e accadimenti; in questo caso invece il tutto consiste in un elenco di gesti, emozioni, azioni, un po' a ricordare alcuni scritti di John Lennon.

Nel complesso Chaos and disorder, pur essendo un lavoro minore dell'artista, è godibile, buono e omogeneo, senza quell'ambizione che a volte è di troppo...

Chaos and disorder
1996

brani migliori

Dinner with Delores
I rock, therefore I am
Dig U better dead
Lodger


Non immaginavo che l'Innominabile potesse comporre un'opera simile. Ero un po' prevenuto, perché non mi attirava l'idea di un album senza la sua voce, con musiche "classiche", mi dava l'idea di qualcosa di impersonale. Invece dietro a questi archi, al piano, ai sintetizzatori, si sente la sua mano che ti accompagna fino alla fine, come attraverso un sogno. Sono profondamente ammirato. Sai quando è uscito il film Batman con musiche di Prince, avevo inteso che lui avesse composto l'intera colonna sonora, e un po' rimasi deluso di scoprire che sue erano solo le canzoni, mentre la colonna sonora vera e propria era affidata al maestro Danny Elfman.
Effettivamente si va troppo fuori da quello che può fare pensai. E invece no.
Riesce a creare delle atmosfere veramente coinvolgenti, a trovare delle composizioni sorprendenti, prima fra tutte Kamasutra una volta che il refrain ti è entrato da un orecchio non te lo scordi più. E' un brano estremamente complesso, ma mai pesante.
La ripresa Ouverture #8, mi fa impazzire: appena l'ho sentita me la sono immaginata come colonna sonora per un "incontro di fuoco" con la mia ragazza (il sax potrebbe essere di Eric Leeds?).
Trovo assolutamente geniale Cutz, con il ritmo dettato dalle forbici (non so perché, ma mi è venuto in mente Fantasia, di Walt Disney). Poi mi piacciono molto anche The ever changing light e Promise/Broken. Ma naturalmente è inutile in questo caso considerare i brani singolarmente: tutto il cd è una perla rara e la prova che ci sono degli ottimi motivi per essere estimatori di un tipo così strambo.

Kamasutra
1997

brani migliori

Kamasutra/Overture #8
Kamasutra
Cutz
Moreno T


Le ostriche non sono certo delle conchiglie belle da vedersi, ma come tutti sappiamo a volte contengono una splendida perla. Ecco, esteriormente The vault... Old friends 4 sale è un ostrica, infatti una confezione più deludente non poteva esserci, con un foglietto misero, foto vecchie (2), e stessa stampa del cd di Chaos & Disorder (a proposito qualcuno sa dirmi cosa rappresentano quelle specie di radiografie?);anche dal punto di vista promozionale la Warner Bros non ha speso un centesimo e la scelta del singolo mi pare un gesto alla Tafazzi, ma non dovevano recuperare i soldi persi con gli ultimi fiaschi commerciali dell'Artista? Nonostante tutto, aperta la conchiglia che meravigliosa sorpresa trovare al perla! Non conoscevo nessun brano (a parte She spoke to me), e il mio orecchio "vergine" è rimasto colpito dal gusto di suonare, dalle melodie ricercate, dalle atmosfere jazz e R&B che trasudano dall'album, e ha presto dimenticato certi minimalismi forzatamente "moderni" di New Power Soul. Questa allegria compositiva è ben rappresentata da The rest of my life,un brano frizzante e allegro; il blues di It's about that walk è molto intrigante e mi ha subito catturato; 5 women è il mio pezzo preferito, perché ha un sound alla Eric Clapton ed è cantato con una bella voce sofferta (va beh, non sofferta come quella di Joe Cocker); le percussioni di When the lights go down testimoniano l'ammirazione di Prince per Santana, mi piace molto la parte di pianoforte e il cambio di ritmo finale; il prolungamento jazz di "she spoke 2 me" è stupendo, ma forse un po' staccato dal resto della canzone. There is lonely al primo ascolto mi sembrava un po' convenzionale, ma il suo modo di cantare me la sta facendo amare sempre più; per quanto riguarda Old friends for sale, io non so come fosse la versione dell'86, ma questa la trovo alquanto strana, con un orchestrazione molto elaborata che non è che renda brutta al canzone, ma forse un po' pesante (ha un sapore da Sinatra); Extraordinary è il brano che mi dice di meno, forse perché mi ricorda il "solito" Prince alla The most beautiful girl in the World; anche Sarah riprende un certo funk già sentito, ma resta godibile; infine mi chiedo di che pillole si sia fatto per scrivere My little pill, forse le stesse che ha usato per Had U. Nel complesso comunque sono stupito che brani composti in arco di tempo così ampio risultino comunque ben amalgamati, e la durata breve forse non è poi un limite, vista la qualità di certi brani che l'artista di solito mette per fare numero.

The vault...
Old friends 4 sale

1999

brani migliori

5 women
Old friends 4 sale
When the lights go down
Moreno T


A parte New Power Soul e Chaos & Disorder, in genere al primo ascolto i nuovi lavori del Nostro non mi sono mai dispiaciuti completamente; ma solo alcuni continuo a metterli sul lettore con una certa frequenza ( in questo decennio The Gold Experience, Emancipation, The Truth, qualcosa di Crystall Ball e per ora anche The vault... Old friends 4 sale). Rave Un2 The Joy Fantastic per lo meno mi ha risollevato un po' il morale dopo New Power Soul, ma ancora non so dire se mi stancherà presto. Complessivamente lo ritengo un album discreto, piacevole, considerata soprattutto la prospettiva in cui sin dall'inizio è stato inserito dal suo autore: un lavoro commerciale che guarda ai suoi anni d'oro. Se uno si toglie dalla testa la speranza di ascoltare qualcosa di "mai sentito" o stupefacente, può apprezzare lo sforzo di creare musica un po' per tutti i gusti, mantenendo però un tocco di personale genialità. Che poi i risultati saranno quelli sperati non ne sono sicuro (gli anni d'oro rimangono lontani), ma almeno mi sembra evidente una minor approssimazione nel cercare di raggiungerli, rispetto alle ultime esperienze. Noto con piacere un ritorno "corposo" della chitarra e un po' più di "cattiveria"; ma passiamo ai singoli brani:
Rave un2 the joy fantastic il buon vecchio Prince si fa sentire con la sua chitarra; mi piace anche l'organo basso e la batteria che danno una certa potenza all'insieme.
Undisputed un brano per me un po' deludente; come spesso accade il pezzo rap sembra incollato là, senza connessione col resto; la voce di Chuck D comunque fa un effetto ben diverso rispetto ai vari Tony Emme, Cani Freschi & Co.
The greatest romance ever sold l'ho rivalutata; è ben costruita e non così banale come mi era sembrata all'inizio; l'intervento parlato alla I Hate U però comincia ad essere un po' abusato.
Segue troppo pochi 4 sec. per Davis
Hot wit U il ritornello mi ha proprio preso; Eve canta come un "putanùn" (donna dai facili costumi :-)).
Tangerine semplicemente commovente; un piccolo capolavoro.
So far, so pleased stupidina; più che un pezzo di O(+> in cui canta la voce dei No Doubt, sembra il contrario; potrebbe funzionare come singolo.
The sun, the moon and stars il brano migliore in assoluto; il falsetto più classico crea degli effetti inaspettati con la ritmica nervosa e irregolare, un po' come in Under The Cherry Moon.
Every day is winding road a suo tempo avevo letto che qualcuno non avrebbe comprato l'album se solo ci fosse stato Larry Graham. Invece il suo apporto vocale si inserisce bene in una cover che mi ha colpito molto per l'energia e l'originalità della rilettura; un brano praticamente nuovo di poderoso funk che strizza l'occhio naturalmente a Sly, ma anche agli Earth, Wind & Fire. Unica nota stonata la batteria elettronica. Mi piaceva anche l'originale, comunque.
Mam O war mi lascia indifferente.
Baby knows brano carino ma non molto di più.
I love U, but I don't trust U anymore non nego che sia un buon brano, ma la chitarra acustica e il piano lo mettono per forza a confronto con Sometimes it snows in april, e perde.
Silly game la trovo un po' noiosa
Strange but true esperimento dance tipo Loose o New World, non so se meglio riuscito.Il rap mi ricorda in qualche modo Funky called medina di Tone Lock (non so se è scritto così).
Wherever U go, whatever U do questo secondo me è un singolo da top ten, perché ricalca le mode del momento e potrebbe attirare i ragazzini che neanche sanno chi sia lui; è un pezzo mooolto commerciale però devo confessare che mi ritrovo a canticchiarlo spesso.
Pretty man O(+> o James Brown? Effettivamente niente di nuovo, ma l'energia di questo brano ti mette la voglia di ballare sino allo sfinimento; adoro il sax.
Bene questo è tutto, spero solo che ora l'Artista guadagni qualche soldino e faccia in tutta tranquillità qualcosa di veramente eccezionale.

Rave un2 the joy fantastic
1999

brani migliori

The sun, the moon and stars
Tangerine
Prettyman

Moreno T


The Rainbow children può essere considerato come il più concept di tutti gli album di Prince? Forse si. Mai così forte è stata l'unione dei brani, il discorso è unico dall'inizio alla fine, esteso e profondo. Il Nostro da vita ad una ampia serie di personaggi: la Musa, il Saggio, gli Esiliati e i protagonisti: i Bambini dell'arcobaleno; solo per citare i più presenti. La sensazione è quella di un'opera epico/biblica con espliciti riferimenti al credo dei Testimoni di Geova, sovente utilizza addirittura gli stessi termini (es. il Regno). Insomma The Rainbow children è un vero e proprio testo di propaganda di Geova; tra l'altro, quello della propaganda, uno dei punti fondamentali per chi aderisce a tale religione.
Nell'identificazione dei Bambini dell'Arcobaleno, gli Eletti, coloro che un giorno avranno accesso al Nuovo Mondo. Gli Esiliati sono coloro che non credono. Il Saggio colui che ha dato inizio...

Gli argomenti sono vari dall'ascesa al Paradiso, nella title track (The Rainbow children "Proprio come il sole, i Bambini dell'arcobaleno si innalzano, volando sulle ali della nuova assunzione"); all'ispirazione eletta (Muse 2 the pharaoh "C'è così tanta informazione per la prossima generazione. Chi la comunicherà se tu non sei li?"). Dalla costruzione del mondo perfetto (Digital garden "Costruirono un Giardino digitale attorno al palazzo e lo estesero per tutto il mondo"), alla necessità che tutti facciano il proprio dovere per la riuscita del disegno divino (The work "Ma io sono pronto a mettermi al lavoro. Pronto a fare ciò che devo fare. Sono pronto a mettermi al lavoro. Ora dimmi - e tu?"). Dalla missione del diffondere il credo (Everywhere) alla certezza che alla fine i giusti saranno ricompensati (1+1+1 is 3). Dall'importanza di appartenere a quel clan (Family name) all'attesa della morte per la vita eterna (Last december).
L'album risulta una semi-Bibbia per i Testimoni di Geova. Un sunto apocalittico, e molto arduo, forse troppo predicatore e invadente... Ma al di là di questo i testi sono come sempre ottimi e l'impegno nel realizzare un album così concettuale porta il Nostro più vicino all'arte della regia che a quella di autore.
Le influenze jazzistiche sono forti, in molti scorci i cori diventano quasi da musical a sottolineare ancor più l'impronta cinematografica di cui tutto The Rainbow Children è pregno.

Un album maturo, dove sono completamente assenti i consueti riferimenti sessuali, dove l'amore è marginale se non quello per Dio, e persino lo stesso Prince, sempre così egocentrico, è assente e suddito come chiunque altro.
Forse non c'è molta voglia di divertirsi ma più di riflettere, e tutto ciò si rispecchia anche sulla partitura; nella maggior durata cupa e interiore, raffinata ed ispirata, perfetta nell'esecuzione.
Rappresenta quindi una profonda sterzata paragonato al predecessore Rave un2 the joy fantastic... E' come sempre difficile comprendere dove Prince ci voglia portare, ma se la direzione è quella dell'introspezione: ben venga! Se è quella del predicatore... Meglio i riferimenti sessuali tanto espliciti degli anni '80...

The rainbow children
2001

brani migliori

Rainbow children
1+1+1 is 3
Last december

Lodger


One nite alone... è un piccolo grande capolavoro!
Nella sua semplicità, piano e voce, riflette bellezza e ispirazione totali! La voce del Nostro non è mai stata così profonda e disarmata.

Ascoltando One nite alone... non si possono che immaginare la meni del principe accarezzare la tastiera, veloci e sicure. Nel testo racconta di un colpo di fulmine senza rimedio (One nite alone... "Dimmi adesso, qual'è il tuo nome? Lascerò che mi addolcisca la lingua una volta sola").
U're gonna C in me con il falsetto d'apertura lascia da subito a bocca aperta. Una dichiarazione naif, da innamorato, fatta di immagini poetiche (U're gonna C in me "Tu sei il motivo per cui ho preso una corda e ho catturato la luna al laccio. Per dimostrare che quando si tratta di te. Non c'è nulla che non farei...").
Here on earth affronta le difficoltà della separazione di coppia, la canzone è una lettura e solo sul finale il Genietto si lascia andare ad una strofa intonata.
A case of U, dedicata al padre scomparso, è il più bello di tutti i testi! Anche qui abbonda l'ispirata immaginazione, quasi da bambino che ricerca nel padre la figura protettiva e consigliera (A case of U "Vivo in una scatola di colori. Ero impaurito dal diavolo. E attirato da quelli che non avevano paura. Ricordi quando mi dicesti. Che l'amore avrebbe toccato le anime? Bene, sicuramente tu hai toccato la mia. Parte di te sgorga da me di tanto in tanto in queste righe.").
In Have a heart la forza del riff entra subito nella mente, la mancanza e lontananza sono sempre un argomento triste ma il finale consolante risolleva l'animo.
Objects in the mirror racconta di dolci momenti dopo... Sul finale riprende musicalmente Have a heart.
Avalanche è un altro capolavoro, tutti i lati migliori del Nostro raccolti in un solo brano: performance vocale, ispirazione e testo introspettivo (la schiavitù e come questa abbia avuto termine).
Pearls B4 the swine, è la prima canzone ritmata (sono solo due in tutto l'album), leggera e fresca, innalza lo spirito; buonista ma senza disturbare (Pearls B4 the swine "Davvero non so perché dobbiamo andare per strade separate. Se cresceremo o meno dopo che i semi sono stati piantati. Solo il tempo lo dirà...").
Young and beautiful, secondo brano vivace, si apre con influenze orientali che richiamano la canzone tradizionale cinese... Ma poi... Eccolo! Un brano che sembra uscito da Around the World in a day (in particolare vicino a Raspberry beret...) e dagli ormai lontani tempi di Paisley park!
In chiusura del Cd Arboretum, una ninnnananna strumentale.

One nite alone... è esperimento unico nel suo genere per Prince, magari ve ne fossero altri così! Breve, veloce, semplice, disarmante, conquistatore!

One nite alone...
2001

brani migliori

A case of U
Avalanche
Young and beautifu
l
Lodger


Secondo me c'è da essere soddisfatti di Musicology: non lo vedo come un disco di canzoni-fotocopia, ma come una raccolta di pezzi che ad un concerto potrebbero mimetizzarsi, senza sfigurare troppo, tra i classici di Prince.
Essendo, come afferma il titolo e lascia intendere il package, un "trattato" sulla musica popolare, è normale che ci si possano leggere riferimenti a molti cantanti del passato, ma allo stesso tempo è una cavalcata attraverso la musica di Prince stesso, che nel corso degli anni ha toccato quasi tutti i generi preesistenti, ricavandone un proprio stile personale che è diventato esso stesso "genere", se così si può dire. Colgo molti collegamenti con album precedenti, ma mi è venuto subito spontaneo un confronto con Rave Un2 the joy fantastic che, almeno dal punto di vista dell'operazione commerciale e della tipologia dei brani, mi pare abbia dei punti di contatto: il risultato secondo me è nettamente a favore di Musicology; in Undisputed Prince diceva: "Once again I don't follow trends, they just follow me", e mai affermazione mi sembrò meno appropriata in quel contesto. Prince ha passato buona parte degli anni '90 cercando di non essere travolto dall'ondata impetuosa dell'hip-hop, attorniandosi di rapper di
scarsa qualità e personalità, facendo ampio uso di campionamenti. In Rave Un2 the joy fantastic (ma anche in New power soul e in più parti di Emancipation, nonché in molti brani del NPGMC 2001) sembrava fuori luogo, vecchio, come il papà che si veste come il figlio per sentirsi "moderno".
La frase che ho riportato prima invece sarebbe da aggiungere all'adesivo sulla copertina del CD di Musicology. Cambiata totalmente direzione, sperimentando altre sonorità con ottimi risultati, Prince ha un po' messo a dormire il suo personaggio e ha aspettato. Nel frattempo si è fatta strada una serie di nuovi artisti che hanno assimilato la sua lezione, ed ecco che gli è bastato ricominciare a fare semplicemente la "sua" musica, finalmente curata, essenziale, senza gli eccessivi "barocchismi" delle produzioni fine anni 90-inizio 2000, per rivelarsi perfettamente in grado di tenere testa ai talentuosi sbarbatelli.

Nello specifico del disco, ciò che mi ha colpito di più (forse perché gli ultimi lavori erano strumentali) è l'uso della voce e dei cori. Oltre a confermare le proprie qualità di vocalist, mi fa piacere ritrovare vere e proprie recitazioni cantate in brani come Illusion, coma, pimp & circumstance o On the counch.
Il terzetto Musicology, Illusion, coma, pimp & circumstance, e Life 'o' the party è caratterizzato da una base abbastanza uniforme e ripetitiva, ma con unaattenzione ai dettagli secondo me superiore rispetto ad altri episodi simili che si possono trovare in New power soul o Emancipation; Illusion, coma, pimp & circumstance comunque è una spanna sopra le altre due, anche per il genere di testo in cui credo Prince dia il meglio: ironico e un po' non sense.
A Million Days non mi convince molto: un brano rock elaborato, ma un po' pretenzioso, che mi ricorda troppo altri pezzi di The gold experience e 3 chains o' gold (di cui per altro non vado matto). Più fresca e immediata Cinnamon girl, ma il ritornello lo trovo semplicemente irritante nella sua
ingenuità. Di assoluto livello invece è The marring kind, in cui spicca il contrasto tra il suono della chitarra "pesante" e la performance vocale di Prince; If eye was the man in Ur life, che segue quasi senza soluzione di continuità, non è male, ma non mi ha colpito particolarmente.
What Do U Want Me 2 Do? e Reflection faccio un po' fatica a giudicarle nell'ambito dell'album perché avendole sentite molto prima, mi sono già fatto una idea abbastanza chiara: la prima la considero uno di quei pezzi minori, eppure molto gradevoli, in cui Prince riesce trasmettere una grande facilità di composizione ed esecuzione; la seconda al contrario è un po' ingessata nell'arrangiamento (mi chiedo come sarebbe venuta se l'avesse fatta nelle session di The truth), in contrasto con la sincerità e l'intimità del testo.
Ho lasciato per ultime le canzoni che preferisco, e che secondo me non sono solo le più belle relativamente all'album, ma valide in senso assoluto nel repertorio di Prince.
Call my name è vero che si può giudicarla come una tipica ballata princeana, ma che ballata, diamine! Ascoltandola, penso che starebbe bene anche interpretata da D'Angelo, come nel video di Untitled (che le signore/signorine probabilmente ricordano). On the couch è cantata troppo bene (i coretti mi fanno impazzire) e ha un suono "vintage" irresistibile.
Per qualcuno quello che sto per dire sarà una bestemmia, ma per me Dear Mr. Man può essere considerata la degna erede di Sign O the times, pur non avendone lo stesso impatto; non solo per il testo molto duro (anche se Prince non è mai originalissimo quando tratta temi socio-politici), ma anche perché la musica, ridotta all'essenziale, con la sua compattezza e il suo rigore, crea un supporto credibile alla denuncia.

Musicology
2004

brani migliori

Call my name
On the couch
Dear Mr. Man
Moreno T


Musicology si presenta, nel contenuto come nella grafica (tra l'altro il libretto contiene diversi errori: mancanze di note, cambiamenti di font nella grafica, parti di testo poi mai cantate...!?), come tentativo dell'Artista di raccogliere un "manuale" dei generi musicali dell'epoca contemporanea. La confusione che ne scaturisce è inevitabile... Ogni brano cita bene o male altri artisti il tutto con un pizzico di Prince. L'album è un "greatest hits" di inediti... Nel tentativo di accontentare tutti il Nostro è alla ricerca del grande mercato e lascia alla deriva l'arte con la A maiuscola. Certo così si ha la certezza che chiunque compri Musicology troverà almeno un brano che lo aggradi: dall'amante del pop, al rockettaro, dal ballerino al romantico.
I testi non vano più in là di idee superficiali e di maniera. I brani sono ristagnanti ed è completamente assente quella freschezza e novità che caratterizza gli ultimi lavori.

L'album si apre con il brano omonimo Musicology, primo singolo, un ottimo riff, ritmica semplice ed immediata che cattura. Il testo è irrilevante, ma ha almeno il merito di mettere subito in chiaro che l'album è un tributo ad altri artisti, come se il Nostro volesse subito specificare: "Ehy! Io suono ma questo non sono io... Ho solo rivisitato questi: Earth, wind and Fire, James Brown, Sly & the family stone, Chuck D, Jam Master Jay. Capito?".
Illusion, coma, pimp & circumstance, è un simpatico funk, col pregio di un testo al veleno, ironico e divertente (Illusion, coma, pimp & circumstance "Brutta... Lei era così brutta, ma ricca sfondata. Sganciò circa duecentomila dollari per una frusta d'argento"; "Lui era un gentiluomo. Non avrebbe mai parlato del suo naso, così pronunciato, perché al buio risplendeva").
A million days, brano rock, carino e ben riuscito, ma anche qui nulla di più che un esercizio alla chitarra; niente aggiunge a quanto già fatto e rifatto dal Nostro.
Life 'o' the party, riempitivo che accontenta un'altra fetta dei compratori...
Call my name, l'ennesima ballad princeiana (ma quante ne avrà ancora in archivio così...?)... Probabilmente la Sony ha preteso una durata minima dell'album e quindi ci volevano questi altri 5 minuti e 15 secondi, ma è costato un grosso sforzo al Nostro perché si sente proprio che non sa come arrivare alla fine... almeno poteva far notare di meno la svogliatezza...
Cinnamon girl, ricorda un po' brani già incisi, come Baby knows (da Rave un2 the joy fantastic), ma il ritornello non è male e la performance chitarristica ottima, un brano carino, però... non lascia il segno...
Ma What do U want me 2 do?, non era già in Sign O the time? Boh... no forse mi sbaglio... Ma quello non era un album già uscito nel 1987? Forse è una riedizione...?! (magari la Warner si decidesse a ripubblicare la discografia passata... magari con l'aggiunta di qualche bonus track...)

Finalmente, dopo "una donna di passaggio", l'album si riabilita e inizia a decollare.
The marrying kind è bel brano, breve e diretto, con un'ottima chitarra e cori riusciti. Un arrangiamento che affascina e pur ricordando in lontananza 3 chains o' gold, vi aggiunge un graffio più doloroso a discapito di una costruzione più complessa che 3 chains o' gold ha ancora oggi il merito di detenere. Il testo è introspettivo, e apprezzabile, il Nostro gioca a fare il consigliere (The marrying kind "Se la lasci ora non la vedrai mai più - Mai. Adesso avrà bisogno di una spalla su cui piangere, avrà bisogno di un amico").
If eye was the man Ur life, è il migliore brano dell'album. Puro Prince. Nessuna citazione; asincrono nella costruzione, propone quello stile che ha dato vita al genere musicale "Prince". Anche il contenuto è apprezzabile, senza voler peccare di boria, affronta un tema non semplice (If eye was the man Ur life "Non ho mai pensato che ti avrei visto deprimerti per una goccio di alcool"; "Faresti meglio a fare agli altri quello che fanno a te").
On the couch, è un tributo ad Aretha Franklin, più che a James Brown; contiene tutti gli elementi base del soul, semplice, con una bella performance vocale e fiati riusciti.
Dear Mr. Man, un blues che avrebbe goduto di miglior risalto se a cantarlo fosse stato Joe Cocker (ricordando ciò che la versione di Joe Cocker di 5 women, aveva in più confrontata a quella poi inserita in The vault... Old friends for sale), ma anche il Nostro non si difende male. Un po' deludente il testo: moralistica spicciola e qualunquista (mettiamoci un po' di sociale da bar sport così accontentiamo anche qualche pseudo politico acquirente di Cd).
Reflection, ben riuscito, intimo e romantico, con una bella impostazione, e un testo che proprio nella sua umiltà e semplicità trova godibilità (Reflection "Piastrelle, huh. Riflesse sopra il letto. Reti da pesca e posters, su tutto il muro. Oh si, qualche volta, voglio solo andare a sedermi fuori sul portico e suonare la mia chitarra. Guardare soltanto... Tutte le macchine che passano") ne riuscirà di certo un bel momento live.

Nel complesso Musicology è un esercizio di stile per Prince. Un album tanto ben suonato quanto superficiale, tanto vario quanto impersonale, tanto apprezzato dalla critica quanto svogliato. L'idea di un vademecum di generi musicali potrebbe anche considerarsi riuscita, ma personalmente dal Nostro mi aspetto qualcosa di più che citazioni e auto compiacimenti. Dopo pochi ascolti l'album è gia dentro l'ascoltatore, dopo pochi altri ha già stancato e pronto per essere riposto nello scaffale come occasione mancata.

Tutto ciò che qui è, già fu in Rave un2 the joy fantastic.
(che strano lo scorso lavoro di Prince per una major...?!)

Musicology
2004

brani migliori

The marrying kind
If eye was the man in Ur life
Reflection
Lodger


Fin dai primi ascolti Musicology mi ha dato l'impressione di un ritorno. Ritorno ad un concetto musicale più semplice, più fruibile e meno esasperato.
Gli ultimi lavori di Prince sono stati, per me, dei gioielli di grandissimo valore, tanto da non farmi sensazione di "mancanza" che ho percepito per quasi tutti gli anni '90: una mancanza di serenità.
In effetti, già dal lontano 1990, con lo zoppicante Graffiti bridge ha avuto inizio un periodo di enormi farciture, di papponi che hanno solo avuto la capacità di raffreddare gli animi e gli entusiasmi da parte dei fruitori (più o meno) occasionali della musica di Prince: per quel caso gli inserti dei Time, mentre per i primi due album con gli NPG le rappate e le incursioni tecno/dance. Per non parlare poi di dischi dall'atmosfera "torbida" come Come, Chaos and disorder e Newpower soul; da patinature esasperate alla The gold experiece fino a mallopponi poco digeribili come Emancipation e Crystal ball.
Non fraintendetemi, in ognuno di questi album degli anni 90 che ho citato ci sono molte cose che amo, anzi, adoro... ma... ma... l'effetto "mancanza" si sente... eccome! Se poi si tratti solo di una serenità di cui è stato privato a causa delle sue liti con la Warner, poco importa, sta di fatto che per quanto sia stata buona ed interessante, a livello di crescita musicale, l'esperienza degli anni '90 è decisamente poco serena. Figuriamoci il tonfo di Rave un2 the joy fantastic, in questo album la mancanza è globale!

Ma arriviamo a Musicology che segue gli ultimi esperimenti concept che ci hanno strabiliato nel corso di soli 3 anni.
Qui quello che si sente, senza ombra di dubbio è il clima disteso. Basta voler dimostrare "chi sono io" con numeri da funambolo, e virtuosismi da giocoliere, eccomi ritornato con la sola voglia di farvi... canticchiare.
Ed in effetti il disco ha come pregio che dopo un po' le canzoni le canticchi, anche perché sono, in taluni casi di una semplicità disarmante.
La cosa che non manca, in tutto il lavoro è, comunque, la maestria dell'interprete: la sua voce è usata in modo fantastico.
Call my name e On the couch dimostrano che non ha perso la capacità di imbastire delle ballate soul che, col loro marchio di fabbrica riconosciuto alle prime note, fanno rabbia a molti black singer delle nuove generazioni.
Lo spirito rock, tra Raspberry beret e Dolphin lo si ritrova in A million days e Cinnamon girl con un ottima scelta di armonie canore e immediatezza musicale.
L'ironico esperimento di Illusion, coma, pimp & circumstance ci riconsegna un Prince che è in grado di minimizzare sforzi e musica per ottenere grandi risultati.
Illusion, coma, pimp & circumstance sarà il tormentone live (che in effetti rende parecchio dal vivo);, Reflection è la perla che ci riporta ad una dimensione molto più intima della sua musica.
Forse il punto meno entusiasmante è What do U want me 2 do? che è ben suonata, ma ci ricorda, in modo meno efficace, le sonorità di Sign O the time e Lovesexy.
Ma la cosa in assoluto più riuscita è il dittico The marrying kind/If eye was the man Ur life nel quale si trovano i richiami al grande O(+> senza rimpianti, così come dimostra la breve durata dei brani: non mi dilungo molto, ma questo lo so fare!

Una cosa è sicura: questo è un disco a tappe.
Tappe forzate per riassumere in un formato accessibile a tutti 25 anni di carriera. Qui non ci sono cose nuove, o completamente nuove: qui c'è il Prince che conoscete e che più amate, quello capace di farvi ballare e di farvi cantare, di farvi intenerire e di darvi la scossa.
C'è tutto ed è fatto tutto molto bene, proprio stile anni '80!
Però, però... per quanto buono possa essere e per quanto mi possa piacere non potrà mai essere nessuno degli album di quegli anni... proprio nessuno.

Musicology
2004

brani migliori

Illusion, coma, pimp & circumstance
A million days
Call my name
Derim