Musicology



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2004
npg records
columbia/sony
19 Aprile 2004
tracce 12
durata 47'46"
1. Musicology
[Prince]
2. Illusion, coma, pimp & circumstance
[Prince]
3. A million days
[Prince]
4. Life 'o' the party
[Prince]
Additional voices: Candy and ChanceE
Sax: Candy
5. Call my name
[Prince]
Additional backing vox: Stokey, Kip and Chance
String sample by Clare Fischer
6. Cinnamon girl
[Prince]
Additional backing vox: Rhonda, Candy and Chance
7. What do U want me 2 do?
[Prince]
8. The marrying kind
[Prince]
Drums: John Blackwell
Hornz: Maceo, Candy and Greg
una donna di passaggio: Ornella Bonaccorsi
9. If eye was the man in Ur life
[Prince]
Drums: John Blackwell
Hornz: Maceo, Candy and Greg
10. On the couch
[Prince]
Drums: John Blackwell
Hornz: Maceo, Candy and Greg
11. Dear Mr. Man
[Prince]
Drums: John Blackwell
Bass: Rhonda Smith
Shaker: Sheila E.
Fender Rhodes: Renato Neto
12. Reflection
[Prince]
13. Musicology video (CD-ROOM)
[Prince]
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All other instruments and voices: Prince
produzione
Prince
note






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Produced, arranged, composed & Per4med by Prince

Some of the best things emanate from sound... A secret
A vow
A universe
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Musicology
1. Musicology
1. On the couch
03.05.2004
Cinnamon girl
1. Cinnamon girl
2. Dear Mr. Man (live at the Webster Hall)
3. United states of division
4. Dear Mr. Man (live at the Webster Hall) VIDEO
08.11.2004
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Il ritorno di Prince al grande mercato mondiale.
Un album molto vario nei generi, costruito in modo commerciale per riconquistarsi fama e classifiche dopo tanti anni di assenza.
Osannato dalla critica e dalle vendite.

VENDITE: 6.300.000 copie
POSIZIONE PIU' ALTA IN CLASSIFICA: USA: 3°, UK: 3°
RECENSIONE ALLMUSIC.COM: *** ½

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RECENSIONI

Secondo me c'è da essere soddisfatti di Musicology: non lo vedo come un disco di canzoni-fotocopia, ma come una raccolta di pezzi che ad un concerto potrebbero mimetizzarsi, senza sfigurare troppo, tra i classici di Prince.
Essendo, come afferma il titolo e lascia intendere il package, un "trattato" sulla musica popolare, è normale che ci si possano leggere riferimenti a molti cantanti del passato, ma allo stesso tempo è una cavalcata attraverso la musica di Prince stesso, che nel corso degli anni ha toccato quasi tutti i generi preesistenti, ricavandone un proprio stile personale che è diventato esso stesso "genere", se così si può dire. Colgo molti collegamenti con album precedenti, ma mi è venuto subito spontaneo un confronto con Rave Un2 the joy fantastic che, almeno dal punto di vista dell'operazione commerciale e della tipologia dei brani, mi pare abbia dei punti di contatto: il risultato secondo me è nettamente a favore di Musicology; in Undisputed Prince diceva: "Once again I don't follow trends, they just follow me", e mai affermazione mi sembrò meno appropriata in quel contesto. Prince ha passato buona parte degli anni '90 cercando di non essere travolto dall'ondata impetuosa dell'hip-hop, attorniandosi di rapper di
scarsa qualità e personalità, facendo ampio uso di campionamenti. In Rave Un2 the joy fantastic (ma anche in New power soul e in più parti di Emancipation, nonché in molti brani del NPGMC 2001) sembrava fuori luogo, vecchio, come il papà che si veste come il figlio per sentirsi "moderno".
La frase che ho riportato prima invece sarebbe da aggiungere all'adesivo sulla copertina del CD di Musicology. Cambiata totalmente direzione, sperimentando altre sonorità con ottimi risultati, Prince ha un po' messo a dormire il suo personaggio e ha aspettato. Nel frattempo si è fatta strada una serie di nuovi artisti che hanno assimilato la sua lezione, ed ecco che gli è bastato ricominciare a fare semplicemente la "sua" musica, finalmente curata, essenziale, senza gli eccessivi "barocchismi" delle produzioni fine anni 90-inizio 2000, per rivelarsi perfettamente in grado di tenere testa ai talentuosi sbarbatelli.

Nello specifico del disco, ciò che mi ha colpito di più (forse perché gli ultimi lavori erano strumentali) è l'uso della voce e dei cori. Oltre a confermare le proprie qualità di vocalist, mi fa piacere ritrovare vere e proprie recitazioni cantate in brani come Illusion, coma, pimp & circumstance o On the counch.
Il terzetto Musicology, Illusion, coma, pimp & circumstance, e Life 'o' the party è caratterizzato da una base abbastanza uniforme e ripetitiva, ma con unaattenzione ai dettagli secondo me superiore rispetto ad altri episodi simili che si possono trovare in New power soul o Emancipation; Illusion, coma, pimp & circumstance comunque è una spanna sopra le altre due, anche per il genere di testo in cui credo Prince dia il meglio: ironico e un po' non sense.
A Million Days non mi convince molto: un brano rock elaborato, ma un po' pretenzioso, che mi ricorda troppo altri pezzi di The gold experience e 3 chains o' gold (di cui per altro non vado matto). Più fresca e immediata Cinnamon girl, ma il ritornello lo trovo semplicemente irritante nella sua
ingenuità. Di assoluto livello invece è The marring kind, in cui spicca il contrasto tra il suono della chitarra "pesante" e la performance vocale di Prince; If eye was the man in Ur life, che segue quasi senza soluzione di continuità, non è male, ma non mi ha colpito particolarmente.
What Do U Want Me 2 Do? e Reflection faccio un po' fatica a giudicarle nell'ambito dell'album perché avendole sentite molto prima, mi sono già fatto una idea abbastanza chiara: la prima la considero uno di quei pezzi minori, eppure molto gradevoli, in cui Prince riesce trasmettere una grande facilità di composizione ed esecuzione; la seconda al contrario è un po' ingessata nell'arrangiamento (mi chiedo come sarebbe venuta se l'avesse fatta nelle session di The truth), in contrasto con la sincerità e l'intimità del testo.
Ho lasciato per ultime le canzoni che preferisco, e che secondo me non sono solo le più belle relativamente all'album, ma valide in senso assoluto nel repertorio di Prince.
Call my name è vero che si può giudicarla come una tipica ballata princeana, ma che ballata, diamine! Ascoltandola, penso che starebbe bene anche interpretata da D'Angelo, come nel video di Untitled (che le signore/signorine probabilmente ricordano). On the couch è cantata troppo bene (i coretti mi fanno impazzire) e ha un suono "vintage" irresistibile.
Per qualcuno quello che sto per dire sarà una bestemmia, ma per me Dear Mr. Man può essere considerata la degna erede di Sign O the times, pur non avendone lo stesso impatto; non solo per il testo molto duro (anche se Prince non è mai originalissimo quando tratta temi socio-politici), ma anche perché la musica, ridotta all'essenziale, con la sua compattezza e il suo rigore, crea un supporto credibile alla denuncia.
brani migliori
Call my name
On the couch
Dear Mr. Man
Moreno T


Musicology si presenta, nel contenuto come nella grafica (tra l'altro il libretto contiene diversi errori: mancanze di note, cambiamenti di font nella grafica, parti di testo poi mai cantate...!?), come tentativo dell'Artista di raccogliere un "manuale" dei generi musicali dell'epoca contemporanea. La confusione che ne scaturisce è inevitabile... Ogni brano cita bene o male altri artisti il tutto con un pizzico di Prince. L'album è un "greatest hits" di inediti... Nel tentativo di accontentare tutti il Nostro è alla ricerca del grande mercato e lascia alla deriva l'arte con la A maiuscola. Certo così si ha la certezza che chiunque compri Musicology troverà almeno un brano che lo aggradi: dall'amante del pop, al rockettaro, dal ballerino al romantico.
I testi non vano più in là di idee superficiali e di maniera. I brani sono ristagnanti ed è completamente assente quella freschezza e novità che caratterizza gli ultimi lavori.

L'album si apre con il brano omonimo Musicology, primo singolo, un ottimo riff, ritmica semplice ed immediata che cattura. Il testo è irrilevante, ma ha almeno il merito di mettere subito in chiaro che l'album è un tributo ad altri artisti, come se il Nostro volesse subito specificare: "Ehy! Io suono ma questo non sono io... Ho solo rivisitato questi: Earth, wind and Fire, James Brown, Sly & the family stone, Chuck D, Jam Master Jay. Capito?".
Illusion, coma, pimp & circumstance, è un simpatico funk, col pregio di un testo al veleno, ironico e divertente (Illusion, coma, pimp & circumstance "Brutta... Lei era così brutta, ma ricca sfondata. Sganciò circa duecentomila dollari per una frusta d'argento"; "Lui era un gentiluomo. Non avrebbe mai parlato del suo naso, così pronunciato, perché al buio risplendeva").
A million days, brano rock, carino e ben riuscito, ma anche qui nulla di più che un esercizio alla chitarra; niente aggiunge a quanto già fatto e rifatto dal Nostro.
Life 'o' the party, riempitivo che accontenta un'altra fetta dei compratori...
Call my name, l'ennesima ballad princeiana (ma quante ne avrà ancora in archivio così...?)... Probabilmente la Sony ha preteso una durata minima dell'album e quindi ci volevano questi altri 5 minuti e 15 secondi, ma è costato un grosso sforzo al Nostro perché si sente proprio che non sa come arrivare alla fine... almeno poteva far notare di meno la svogliatezza...
Cinnamon girl, ricorda un po' brani già incisi, come Baby knows (da Rave un2 the joy fantastic), ma il ritornello non è male e la performance chitarristica ottima, un brano carino, però... non lascia il segno...
Ma What do U want me 2 do?, non era già in Sign O the time? Boh... no forse mi sbaglio... Ma quello non era un album già uscito nel 1987? Forse è una riedizione...?! (magari la Warner si decidesse a ripubblicare la discografia passata... magari con l'aggiunta di qualche bonus track...)

Finalmente, dopo "una donna di passaggio", l'album si riabilita e inizia a decollare.
The marrying kind è bel brano, breve e diretto, con un'ottima chitarra e cori riusciti. Un arrangiamento che affascina e pur ricordando in lontananza 3 chains o' gold, vi aggiunge un graffio più doloroso a discapito di una costruzione più complessa che 3 chains o' gold ha ancora oggi il merito di detenere. Il testo è introspettivo, e apprezzabile, il Nostro gioca a fare il consigliere (The marrying kind "Se la lasci ora non la vedrai mai più - Mai. Adesso avrà bisogno di una spalla su cui piangere, avrà bisogno di un amico").
If eye was the man Ur life, è il migliore brano dell'album. Puro Prince. Nessuna citazione; asincrono nella costruzione, propone quello stile che ha dato vita al genere musicale "Prince". Anche il contenuto è apprezzabile, senza voler peccare di boria, affronta un tema non semplice (If eye was the man Ur life "Non ho mai pensato che ti avrei visto deprimerti per una goccio di alcool"; "Faresti meglio a fare agli altri quello che fanno a te").
On the couch, è un tributo ad Aretha Franklin, più che a James Brown; contiene tutti gli elementi base del soul, semplice, con una bella performance vocale e fiati riusciti.
Dear Mr. Man, un blues che avrebbe goduto di miglior risalto se a cantarlo fosse stato Joe Cocker (ricordando ciò che la versione di Joe Cocker di 5 women, aveva in più confrontata a quella poi inserita in The vault... Old friends for sale), ma anche il Nostro non si difende male. Un po' deludente il testo: moralistica spicciola e qualunquista (mettiamoci un po' di sociale da bar sport così accontentiamo anche qualche pseudo politico acquirente di Cd).
Reflection, ben riuscito, intimo e romantico, con una bella impostazione, e un testo che proprio nella sua umiltà e semplicità trova godibilità (Reflection "Piastrelle, huh. Riflesse sopra il letto. Reti da pesca e posters, su tutto il muro. Oh si, qualche volta, voglio solo andare a sedermi fuori sul portico e suonare la mia chitarra. Guardare soltanto... Tutte le macchine che passano") ne riuscirà di certo un bel momento live.

Nel complesso Musicology è un esercizio di stile per Prince. Un album tanto ben suonato quanto superficiale, tanto vario quanto impersonale, tanto apprezzato dalla critica quanto svogliato. L'idea di un vademecum di generi musicali potrebbe anche considerarsi riuscita, ma personalmente dal Nostro mi aspetto qualcosa di più che citazioni e auto compiacimenti. Dopo pochi ascolti l'album è gia dentro l'ascoltatore, dopo pochi altri ha già stancato e pronto per essere riposto nello scaffale come occasione mancata.

Tutto ciò che qui è, già fu in Rave un2 the joy fantastic.
(che strano lo scorso lavoro di Prince per una major...?!)
brani migliori
The marrying kind
If eye was the man in Ur life
Reflection
Lodger


Fin dai primi ascolti Musicology mi ha dato l'impressione di un ritorno. Ritorno ad un concetto musicale più semplice, più fruibile e meno esasperato.
Gli ultimi lavori di Prince sono stati, per me, dei gioielli di grandissimo valore, tanto da non farmi sensazione di "mancanza" che ho percepito per quasi tutti gli anni '90: una mancanza di serenità.
In effetti, già dal lontano 1990, con lo zoppicante Graffiti bridge ha avuto inizio un periodo di enormi farciture, di papponi che hanno solo avuto la capacità di raffreddare gli animi e gli entusiasmi da parte dei fruitori (più o meno) occasionali della musica di Prince: per quel caso gli inserti dei Time, mentre per i primi due album con gli NPG le rappate e le incursioni tecno/dance. Per non parlare poi di dischi dall'atmosfera "torbida" come Come, Chaos and disorder e Newpower soul; da patinature esasperate alla The gold experiece fino a mallopponi poco digeribili come Emancipation e Crystal ball.
Non fraintendetemi, in ognuno di questi album degli anni 90 che ho citato ci sono molte cose che amo, anzi, adoro... ma... ma... l'effetto "mancanza" si sente... eccome! Se poi si tratti solo di una serenità di cui è stato privato a causa delle sue liti con la Warner, poco importa, sta di fatto che per quanto sia stata buona ed interessante, a livello di crescita musicale, l'esperienza degli anni '90 è decisamente poco serena. Figuriamoci il tonfo di Rave un2 the joy fantastic, in questo album la mancanza è globale!

Ma arriviamo a Musicology che segue gli ultimi esperimenti concept che ci hanno strabiliato nel corso di soli 3 anni.
Qui quello che si sente, senza ombra di dubbio è il clima disteso. Basta voler dimostrare "chi sono io" con numeri da funambolo, e virtuosismi da giocoliere, eccomi ritornato con la sola voglia di farvi... canticchiare.
Ed in effetti il disco ha come pregio che dopo un po' le canzoni le canticchi, anche perché sono, in taluni casi di una semplicità disarmante.
La cosa che non manca, in tutto il lavoro è, comunque, la maestria dell'interprete: la sua voce è usata in modo fantastico.
Call my name e On the couch dimostrano che non ha perso la capacità di imbastire delle ballate soul che, col loro marchio di fabbrica riconosciuto alle prime note, fanno rabbia a molti black singer delle nuove generazioni.
Lo spirito rock, tra Raspberry beret e Dolphin lo si ritrova in A million days e Cinnamon girl con un ottima scelta di armonie canore e immediatezza musicale.
L'ironico esperimento di Illusion, coma, pimp & circumstance ci riconsegna un Prince che è in grado di minimizzare sforzi e musica per ottenere grandi risultati.
Illusion, coma, pimp & circumstance sarà il tormentone live (che in effetti rende parecchio dal vivo);, Reflection è la perla che ci riporta ad una dimensione molto più intima della sua musica.
Forse il punto meno entusiasmante è What do U want me 2 do? che è ben suonata, ma ci ricorda, in modo meno efficace, le sonorità di Sign O the time e Lovesexy.
Ma la cosa in assoluto più riuscita è il dittico The marrying kind/If eye was the man Ur life nel quale si trovano i richiami al grande O(+> senza rimpianti, così come dimostra la breve durata dei brani: non mi dilungo molto, ma questo lo so fare!

Una cosa è sicura: questo è un disco a tappe.
Tappe forzate per riassumere in un formato accessibile a tutti 25 anni di carriera. Qui non ci sono cose nuove, o completamente nuove: qui c'è il Prince che conoscete e che più amate, quello capace di farvi ballare e di farvi cantare, di farvi intenerire e di darvi la scossa.
C'è tutto ed è fatto tutto molto bene, proprio stile anni '80!
Però, però... per quanto buono possa essere e per quanto mi possa piacere non potrà mai essere nessuno degli album di quegli anni... proprio nessuno.
brani migliori
Illusion, coma, pimp & circumstance
A million days
Call my name
Derim